Gli hotel che fanno del bene… non solo a Natale

Di Simone Sacchini,

Lo sapevi che ci sono degli hotel che si impegnano per migliorare il mondo? Eh già. Fra un check-out e l’altro, dopo aver preparato la colazione e riassettato le camere, in queste strutture le persone trovano il tempo per dedicarsi al bene del prossimo.

Lasciati ispirare dalla passione con cui queste strutture aiutano gli altri e scopri con noi le loro storie di solidarietà

L’hotel che dà una famiglia ai pelosi del canile

Aloft Hotel – Asheville (USA)

“Alcuni cani sono molto timidi quando arrivano. Ma vediamo fantastici miglioramenti in brevissimo tempo non appena realizzano che si trovano in un ambiente amorevole coperti dall’affetto degli ospiti e del personale”

Aloft Hotel, Nashville

Un cucciolo in attesa di essere adottato

Aloft Hotel, Nashville

Ecco un post della pagina Facebook dell’hotel

David McCartney è il general manager dell’Aloft Hotel, una struttura a dir poco pet friendly, e ci racconta come è nata la collaborazione dell’hotel con la Charlie’s Angel Animal Rescue: “come parte della visione di aiuto alla comunità della McKibbon Hotel Management Company abbiamo deciso di ospitare cani come un progetto quadrimestrale nel 2014. In quanto si tratta di un dog friendly hotel, è stato naturale scegliere questo progetto. Le aspettative erano di avere uno, due cani durante il quadrimestre, ma il primo fu adottato in men che non si dica e il progetto riscosse tanto successo che abbiamo deciso, insieme al Charlie’s Angel Animal Rescue, di renderlo permanente”.

Quanti cani? Quanto tempo rimangono in hotel prima di trovare casa? “Ospitiamo un cane alla volta. Generalmente occorrono 10 giorni prima che il cane venga adottato“.

Abbiamo chiesto a David se ha una storia in particolare a cui tiene: “per due volte abbiamo ospitato coppie di fratelli: Bekka & Becka e Bonnie & Clyde. In entrambi i casi è stato così divertente averli qui, vederli giocare e infine trovare una casa insieme per sempre”.


L’hotel che dà una scuola ai bambini

Hotel Stella Maris Lodge – Moshi (Tanzania)

“Il nostro scopo era creare un business che potesse generare abbastanza fondi per nutrire ed educare i 350 bambini della scuola che intendevamo costruire”

Hotel Stella Maris, Tanzania

I bambini a lezione

In Tanzania c’è un hotel, l’Hotel Stella Maris Lodge, che è stato costruito con l’unico scopo di finanziare una scuola per 350 bambini (la scuola si trova oggi proprio accanto all’hotel).

Stan ci racconta con emozione del suo più bel ricordo della fondazione della scuola (in compartecipazione con la Mailisita Foundation): “ottenere il primo cliente… non avevamo più soldi da usare per dire al mondo del nostro hotel e supportare la scuola sembrava un’impresa impossibile. Poi un amico dagli USA mi disse che suo figlio era in procinto di partire per una missione di volontariato medico in Tanzania e mi accennò alla possibilità che, con il suo gruppo, potesse soggiornare nel nostro hotel. Ho riso perché pensavo fosse impossibile attrarre un gruppo del genere per un lungo periodo. Mi decisi comunque a chiarmarli, raccontai loro la nostra storia e, da quel momento, hanno inviato centinaia di studenti al nostro villaggio. Decine di loro hanno scritto di noi su Tripadvisor e simili per raccontare al mondo cosa avevamo fondato e da questo semplice inizio il nostro business è cresciuto in modo pazzesco”.

Hotel Stella Maris, Tanzania

Stan (sulla destra, con la maglia azzurra) durante la costruzione dell’hotel

E che dire degli ospiti dell’hotel? Sono consapevoli degli scopi benefici o sono semplici turisti? “All’inizio la maggioranza veniva per i bambini, adesso che l’hotel è diventato davvero un bell’hotel la maggioranza dei clienti viene per vedere il Kilimangiaro e… si trova stupefatta nello scoprire che il proprio soggiorno è un incredibile dono per i bambini del villaggio. Dovresti vederli quando Teddy, il nostro hotel manager, li accompagna al mattino prima che inizino le lezioni per incontrare insegnanti e studenti…”.

Hotel Stella Maris, Tanzania

La scuola è anche divertimento

L’hotel è anche tra i membri del Pack For A Purpose: ecco le parole di Stan a riguardo… “è sempre divertente portare gli ospiti alla scuola in modo che loro stessi possano dare i regali direttamente alla direttrice e ai bambini”.


L’hotel che apre le porte ai senzatetto

Hotel Britannia, Rimini

“Ci sono tanti alberghi nel mondo, anche solo una camera in ogni città basterebbe a salvare tante persone in più dal freddo”

Panchina innevata

Quando il freddo si fa intenso…

La signora Antonietta, che da 40 anni è albergatrice a Rimini, ci racconta dell’iniziativa benefica del suo Hotel Britannia: aprire ogni anno le porte ai senzatetto la prima settimana di freddo intenso.

Come nasce quest’idea? Il figlio di Antonietta scompare tragicamente nel 2003. Come ogni madre in quella situazione, le capita spesso di sognare il figlio e, in uno di questi sogni, lui le dice di dedicare la sua vita a fare del bene. È il 2006 e all’alba Antonietta esce di casa per andare in hotel: dopo una camminata al freddo sotto la neve entra al Britannia e, riscaldata dal tepore, pensa a suo figlio e le è improvvisamente chiaro cosa deve fare. Chiama Don Renzo della Caritas: “vorrei ospitare le persone che non sanno dove andare quando fa freddo”. Quante camere? “Tutto l’albergo per un’intera settimana”.

Hotel Britannia - Antonietta

La signora Antonietta di fronte al suo hotel

I senzatetto ospitati quell’anno sono duecento. Ma la signora Antonietta non si ferma e ogni anno per una settimana i senzatetto ricevono nel suo hotel non solo riparo ma anche cibo.

E durante il resto dell’anno? La porta a chi bussa è sempre aperta.

Una cosa che ha particolarmente toccato Antonietta: tempo fa in una scuola è stato assegnato come tema in classe la vicenda del Britannia e molto belle, nella loro spontaneità, sono state le parole di un bambino: “non si preoccupi signora Antonietta se non vengono delle persone perché dicono che ci sono i barboni in hotel, perché ci sono tante altre persone che invece verranno”.


L’hotel che spinge lo sviluppo della comunità locale

Hotel Boutique Soria Moria – Siem Reap (Cambogia)

Le gente del posto lavora sodo, è leale, amichevole, ha brama di imparare e vuole fare passi avanti. Alla fine della giornata sono le persone che rendono speciale un luogo

Boutique Hotel Soria Moria, Cambogia

Il personale del Boutique Hotel Soria Moria al completo

Boutique Hotel Soria Moria, Cambogia - Ken e Kristin

Ken e Kristin

Ken e Kristin sono una coppia norvegese che, a un certo punto della propria vita, ha deciso di catapultarsi in Cambogia e dar inizio proprio qui a un progetto di sviluppo turistico sostenibile.

Teatro di questa storia il Soria Moria Boutique Hotel, protagonisti la simpatica coppia scandinava e… un’intera comunità che ha accolto a braccia aperte questa grande occasione.

Persone che non avrebbero altrimenti avuto grandi occasioni di crescita professionale, economica e culturale hanno avuto la possibilità di studiare, imparare un mestiere e divenire oggi veri professionisti dell’ospitalità, nonché proprietari di quote dell’hotel (oggi il 51% degli share dell’hotel è infatti in mano alla comunità).

Ecco la storia di uno dei dipendenti dell’hotel: Sam Sokha, nata nel 1983 a Siem Reap Province, ha un figlio, Visal. Il padre è un ex-soldato (adesso senza lavoro e cieco), la madre una casalinga. Nel 2005 ha seguito un breve corso di front office alla Paul Dubrule Hospitality School e nel 2006 uno di organizational behaviour al The International Tourism Institute prima di iniziare il corso di laurea in Tourism Management alla Build Bright University. Ottiene la laurea nel 2009 e completa il suo Master of Business Aministration nel 2010 grazie al finanziamento della Soria Moria Higher Educational Program. Dal 2007 ha rivestito il ruolo di front office manager al Soria Moria Boutique Hotel e dal 2011 ha assunto l’incarico di customer relations & community outreach manager e adesso viene spesso invitata a tenere presentazioni per testimoniare il suo sviluppo professionale. Attualmente è in Norvegia per un programma di scambio culturale con l’Expo Hotel Oslo.

Usando le parole di Ken e Kristin: “Sokha è un ottimo esempio di come un piccolo supporto e tanta determinazione possa portare una persona ad uscire da una condizione di povertà”.

Boutique Hotel Soria Moria, Cambogia

Un saluto dai dipendenti dell’hotel!


L’hotel che offre lavoro e futuro ai rifugiati

Magdas Hotel, Vienna

“Il nostro scopo non è massimizzare il nostro profitto, ma massimizzare l’umanità, l’apertura, la tolleranza e la comprensione” 

Madgas Hotel, Vienna

Sulla parete tutte le foto dei dipendenti dell’hotel

Sarah, sales & marketing manager del Magdas Hotel, ci racconta della filosofia alle spalle di questo progetto. Si tratta di “un nuovo concetto di social business”: un hotel il cui la maggior parte del personale è composto da rifugiati. L’hotel non offre loro delle camere, bensì qualcosa di diverso e di valore incredibilmente più grande: la possibilità di un lavoro e di un futuro.

Ad aiutare nell’apertura dell’attività ci ha pensato la Caritas con un importante investimento che l’hotel ripaga di mese in mese in base ai propri introiti. Ma non solo la Caritas: qui le persone arrivano continuamente a chiedere se possono aiutare: “dozzine di volontari hanno lavorato, riso, aiutato e fatto i nostri giorni più raggianti”.

Al momento il personale è composto da dieci hotel experts austriaci ma anche polacchi ed africani (come Moni, che lavora alla reception) e da venti rifugiati (“noi li chiamiamo persone con un background da rifugiato”).

Magdas Hotel, Vienna - Lo staff

A sinistra Dinis, a destra (dall’alto verso il basso) Moni e Sarah

Sarah ci fa l’esempio di Dinis: “ha dovuto lasciare la Guinea-Bassau per ragioni politiche, parla fluentemente cinque lingue ma non gli è stato permesso di lavorare in Austria per quasi dieci anni (un talento sprecato!)”… adesso Dinis ha un lavoro al Magdas Hotel.


Leggi anche…

  1. Cosa vedere in Cambogia: i diari del tuk-tuk
  2. Nella patria del Kilimangiaro con Licia Colò
  3. Gli hotel pet friendly in Italia

Photo credit:
Panchina in inverno: photogramma1 via Visual hunt / CC BY-SA