Vacanze di coppia in un hotel di ghiaccio? Lo scorbutico e la freddolosa

Di Simone Sacchini,

Questa è la storia di uno scorbutico di nome Giulio e di una romanticona-freddolosa-dalle-offese-facili di nome Susanna… che, da un giorno all’altro, decidono di smetterla con la noiosa routine di provincia, ogni giorno uguale all’altro, ogni anno uguale all’altro, sempre gli stessi posti, sempre le stesse cose, e iniziare a fare le-cose-da-fare-una-volta-nella-vita… la prima: dormire in un hotel di ghiaccio.

Leggi tutta la storia e lasciati ispirare dalla loro avventura al di là del Circolo Polare Artico.


Lo scorbutico e la freddolosa

SusannaEGiulio

I

Mobbbbbasta!

Ora basta!”, Giulio si è scocciato! Scocciato di passare una vita troppo normale (equamente divisa tra il divano di casa propria, al terzo piano di Via Pasubio 16, e la scrivania dell’ufficio di via Ricasoli) a condividere su Facebook articoli incredibili su incredibili cose da fare prima di morire.

Ha deciso che da oggi farà tutte quelle cose. Una dopo l’altra. Lo ha deciso così, dal niente, come cadono i quadri nei libri di Baricco, fran! Per 35 anni nulla più della classica vita casa, ufficio e chiesa. Tanta tanta televisione. Troppo computer. Unica vacanza, la settimana al mare ad agosto, sempre quella del 15, sempre nella stessa pallosissima località di mare, dieci ore al giorno sotto lo stesso identico ombrellone, quarto della terza fila alla destra del bagnino Pietro (anche lui lo stesso da tre decenni, ormai incapace anche solo di galleggiare, ma ancora lì).

Oh, sì, che lo farà! Si vive una volta sola, dicono. La sua è appena cambiata. Farà tutte quelle cose. Una ad una. Da dove iniziare? Proprio dall’ultimo articolo che ha condiviso il giorno prima: i più spettacolari hotel di ghiaccio al mondo.

Dormirà in un hotel di ghiaccio.

II

Il primo starnuto

In ufficio, fingendo di lavorare (attività che occupa gran parte della sua giornata non-troppo-lavorativa), Giulio apre l’articolo per la prima volta: sì, prima lo aveva condiviso senza neppure aprirlo, che è una cosa stupida, lo sa, ma il mondo va così, no? C’è qualcuno che legge veramente cosa condivide?

Passa prima in rassegna tutte le foto per avere una panoramica, e, sovrappensiero, si trova a mettere il golfino che aveva lasciato sullo schienale della sedia.

Infine fa una cosa che non faceva da anni: legge veramente, l’intero articolo. Tutto, parola per parola. La Massari si commuoverebbe un botto, pensa Giulio. La Massari era la professoressa di italiano delle medie. Una mezza artista fricchettona che aveva provato a insegnare a tutti loro ad amare la lettura con risultati a dir poco controproducenti. “Leggitelo tu Sciascia!”, aveva una volta risposto Tommaso Cassarà dalla terza fila, guadagnandosi tante risate, una sospensione di una settimana e un più che meritato posto nella storia.

Ancora non capisce bene come funzioni questa cosa del dormire in un hotel di ghiacciocome stracavolo è possibile che non ci si lascino le penne?, ma ne è affascinato. Voglio farlo! Basta pensare, valutare, ponderare, rimandare. Le cose si fanno, non si pensano! Non più! È convinto. Lo prende un leggero pizzocorio al naso. E… e… e…  ECCIIIIIIIII! Eccolo. Il primo starnuto.

Adesso si tratta solo di decidere quale ice hotel [clicca sull’immagine per vedere info, prezzi e disponibilità su trivago].

HotelGhiaccio-Norvegia-SorrisnivaIglooHotelIglu Village Kühtai - AustriaHotelRomanticiSullaNeve-Svezia-Icehotel-esterniHotelRomanticiSullaNeve-Finlandia-IglooVillage-Esterni

E si tratta anche di alzare il riscaldamento.

Va al termostato, ci sono 20 gradi. Mette 22.

– Menopausa? – chiede Davide, suo collega da anni e anni. Stranito.

– Muori! – risponde Giulio. E torna a non-lavorare.

 

III

Sarà abbastanza a nord? Ehm, direi di sì

“ECCOLO!”, gli scappa di dire. Di gridare. Tutti si voltano. 33 persone. Lavorano in un open-space. 33 persone, incluso il signor Manzi, il capo, (non troppo) simpaticamente ribattezzato da tutti come “Lo Sciacallo”. “Questo progetto mi entusiasma tanto”, dice a mezza voce e abbassa la testa sullo schermo. Sullo schermo il Sorrisniva Igloo Hotel.

Legge che è costruito interamente con neve e ghiaccio e che rimane aperto solamente da dicembre ad aprile. Normale stagionalità? Mmmm, è più che… con l’arrivo della primavera e dell’estate… si scioglie. Quindi ogni anno viene ricostruito dal niente. Un po’ come quel greco frustrato che spingeva quella palla su per la collina. E ogni anno è diverso dall’anno precendente.

“MA DAI?!?”. Tutti si voltano di nuovo.

– Stai bene? – è ancora Davide. Non è che sia preoccupato. Solamente seccato.

– Sì, sì, scusate!

– Allora stai zitto, grazie! – come ti avevo anticipato, non era preoccupato. Era seccato.

Giulio finalmente chiude la bocca. Stavolta nessun auspicio di decessi improvvisi. Basso profilo.

Ok, figo che più figo non si può, ma dov’è? Lo cerca su Google Maps ed ecco cosa vede:

Sorrisniva Igloo Hotel, Norvegia - Mappa

Promettente, no?, Giulio si autocompiace: “almeno stavolta non l’ho detto a voce alta”, dice, senza accorgersene, a voce alta.

– Vuoi stare zitto???

Ops! Torniamo alla mappa… Siamo ben oltre il Circolo Polare Artico. Norvegia. Se la Norvegia non fosse abbastanza a nord, nord della Norvegia. Giulio guarda Oslo sulla mappa: se ne stanno al calduccio quelli lì, quasi all’equatore! No, lui no, lui vuole l’hotel di ghiaccio: deve essere un freddo atroce!

L’hotel si trova a 20km dal centro di Alta. Alta? Mai sentita nominare! Lo cerca su Wikipedia: “la città è inoltre bagnata dal fiume Alta (Altaelva) che proviene dall’altopiano del Finnmark dove scava uno dei più grandi canyon d’Europa”. Canyon? Dà un occhio velocissimo su Google Immagini e wow, sì, Alta in inverno è il posto a cui proprio stava pensando. Torna a vedere l’hotel, controlla tutte le informazioni, le recensioni, la galleria fotografica.

Se trovo un modo per arrivarci che non sia la canoa da Genova, prenoto!

IV

Prenotare e solo dopo preoccuparsi dei… “dettagli”

Come cavolo si arriva ad Alta??? Boom, Google risponde con 4 buone notizie che nell’ordine sono:

  1. Alta ha un aeroporto (“io non pensavo nemmeno che esistesse! E questi hanno anche un aeroporto!”, l’ultima volta che Giulio era stato così sorpreso fu in occasione del matrimonio dell’amico Massimo, gli sposi all’altare, il prete che chiede a lei se lo vuole, lei che disse “mica tanto”),
  2. ci puoi arrivare dall’Italia con un solo scalo (Giulio non è mai stato a Copenhagen e tutti i suoi amici gli hanno sempre fatto una testa tanta perché dicono sia bellissima. Decide immediatamente di fermarsi qualche giorno lì, visitare la città e fare un saluto all’ormai danese Marco Bentivoglio, ex compagno di classe ai tempi delle scuole medie Ermini, trapiantato in Danimarca per motivi ignoti ai più e probabilmente anche a lui stesso),
  3. non costa neppure troppo (ho speso più per comprarmi quelle cacchio di scarpe da trekking professionali, mai usate),
  4. non serve la canoa da Genova.

Prenota il volo, prenota l’hotel. Tutto fatto!, si dice. Ah, manca solo una cosa… Si nasconde in bagno. Deve fare una chiamata. Prende il cellulare, scorre brevemente tra le notifiche, si sofferma sull’interesse dell’Inter per Messi (non lo comprerete mai!!!), legge l’articolo completo su gazzetta e, solo dopo, fa il numero di lei, Susanna: “ciao amore, ho prenotato le vacanze“, “COS’HAI FATTO???”, “ah, farà un po’ freschino. Stasera ti racconto”. Butta giù.

Chi è Susanna? La sua fidanzata. Stanno insieme dalle superiori, dalla seconda, dopo la breve storia di lei col Bentivoglio (ora che ci penso! Col cavolo che andiamo a salutare il Bentivoglio! Quel cane!). 36 anni, una laurea in Legge e un’inspiegabile scriteriata passione per il salmone del banco frigo del supermercato di via Buozzi. Solo quello di via Buozzi. Poco importa quella marca venda in ogni singolo supermercato della penisola. Altro dettaglio en passant: Susanna è una freddolosa, di quelle che la sera mette il golfino anche in agosto con 30 gradi. ECCIIIIIIII!

Sì, ha prenotato per due, per loro due, senza consultarla, nemmeno avvertirla.

Si incavolerà come una iena, pensa Giulio.

Giustamente, e scoppia a ridere da solo.

Arrivano le prime notifiche.

Una raffica.

Prima una serie di “stai scherzando, vero?”.

Poi una serie di appellativi e promesse a ciclo continuo.

L’appellativo più carino: “inutile bastardo”.

La promessa più carina: “se è vero, ti stacco la testa”.

V

Moriremo tutti!

Sono passate le settimane. Settimane in cui Susanna ha diviso equamente il suo tempo nelle seguenti attività:

  1. insultare Giulio a ogni piè sospinto per aver organizzato “questa gran ca**ata”,
  2. annunciare con fare tragico “lo so, prendo la polmonite e ci tiro le cuoia”!

Giulio non pare troppo toccato dalla tragica evenienza e fa notare nell’ordine i non trascurabili pro:

  1. “nel letto starei più largo”,
  2. “non mi stresseresti l’anima ogni singolo giorno”,
  3. “e soprattutto… basta con le serate a guardare Maria”.

Sono atterrati poco fa e sono ora nel centro di Alta. Ora di mangiare, mettono sotto i denti un hamburger al Du Verden Matbar e guardano l’orologio. Tra pochi minuti hanno il transfer diretto per l’hotel. Un minivan bianco, la scritta blu “Igloo Hotel” in azzurro, guidato da un ometto simpatico e sorridente: sembra uscito da una pubblicità, fa ciao con la mano. Parla in inglese, dà loro il benvenuto, si presenta: Hans Ulrik Wisløff. Sarà il loro compagno di viaggio per i successivi 20 km. Lungo la E6. Passati da Susanna in quella che potrebbe esser considerata una sperimentazione sulle variazioni linguistiche, nello specifico del suo “moriremo tutti!”. Giulio tiene il conto dentro di sé: 31 variazioni. La lingua italiana è una cosa notevole, pensa.

– Che dici?

– Ops.

VI

Forse non moriremo però ti insulto lo stesso

Eccoli arrivati alla reception. Molto più calda del previsto. Si trova in un edificio non di ghiaccio di fronte all’hotel di ghiaccio. Li accoglie Tove, uno dei tre receptionist.

– Welcome to the Sorrisniva Igloo Hotel! Did you have a nice trip?

Giulio fa per rispondere ma viene placcato da Susanna, che sta esultando e saltando a destra e a manca. Ha appena realizzato che, non solo davanti all’hotel di ghiaccio c’è un edificio con fuoco e riscaldamento, ma anche che alla reception parlano inglese.

Deve essere stato un trip più che nice, ne conclude Tove. Non si scompone… ne ha viste di persone strane in questi anni all’hotel. Un po’ il bello di questo suo lavoro. E poi, alla fine, è un hotel di ghiaccio, tutto è un po’ strano, non è che possa giudicare più di tanto.

– Parlano inglese!, grida Susanna.

– Yes, dice Giulio.

– Anche troppo bene, non ho capito che ha detto… – dice lei, adesso improvvisamente frustrata dal non capire – “e sì che guardo sempre il Jersey Shore coi sottotitoli”.

– Jersey Shore? – chiede Tove, confuso. Deve aver capito male…

In uno dei diversi scenari apocalittici che la (a tratti) dolce metà di Giulio aveva preventivato sarebbero morti di freddo proprio perché il personale non avrebbe parlato inglese e loro sarebbero stati 100% incapaci di chiedere un sacco a pelo in più. “Non farla tragica. Faremmo a gesti”, la aveva rassicurata Giulio. Lei aveva dimostrato a suo modo di afferrare il concetto: sollevando un dito medio.

Giulio tira un sospiro di sollievo: “ok, è ufficiale: non schiattiamo. Sei più tranquilla adesso?”.

– Pardon?”, chiede Tove, pensando si rivolgesse a lui.

– Oh no no, niente, è deficiente, continui pure!”, risponde Susanna in rigorosissimo italiano.

– Sa l’inglese, non l’italiano, sai Babele… storia lunga…

– Zitto, idiota!

Anche adesso che non stanno più per morire, il capitolo insulti gratuiti non sembra totalmente chiuso, pensa Giulio.

Non potevo fare il pescatore? Chi me l’ha fatto fare?, pensa sorridendo il povero Tove. Sorride e racconta tutto sull’hotel, sulle mille attività e sui dintorni dell’hotel.

– Ho capito male o ha detto che ci sono gli yeti?

– Hai capito male. Dice che ci sono le renne e che possiamo guidare una slitta trainata da renne.

– Io voglio una carrozza trainata da un cavallo bianco come nelle fiabe.

– Hanno le renne…

– Tu il cavallo bianco non sai nemmeno cos’è! Sei un cafone. Ti faceva fatica anche passarmi a prendere in Vespa appena conosciuti.

– Zitta, che Tove deve dirci le cose.

– Chi?

“Chi?” spiega come vestirsi per sopravvivere.

La regola d’oro è che il primo strato a contatto con la pelle debba essere di lana

Per pelli sensibili, lana merino o materiali sintetici (“tu vestiti di lana, non hai problemi, di sensibile non hai nemmeno la pelle”, osserva Susanna).

Usare a contatto della pelle il cotone è come dire “ok, ho sempre voluto provare questa cosa dell’ibernazione, sembra spassoso”. Niente cotone… quindi… niente jeans. Dice Tove, si schiarisce la voce e indica… i jeans di Giulio.

In generale: vestirsi a strati perché non sudare è importante quanto non soffrire il freddo. Susanna si gratta la testa. Confusa. Tove legge nei suoi occhi lo smarrimento più che assoluto. Chiarisce: la temperatura durante il giorno può cambiare significativamente. E la temperatura esterna, quella in camera, quella alla reception sono molto diverse. Essere vestiti a strati ti garantisce di adattarti velocemente, togliendo o mettendo un capo in più. Se non lo fai, sudi e poi ti si fredda il sudore addosso…

Susanna ha un brivido.

– Exactly! – ride Tove. E continua nella sua spiegazione.

In camera ci sono tra i -4 e i -7 gradi. Sul letto di ghiaccio ci saranno tante pelli di renna. Sopra quelle gli ospiti possono accomodarsi dentro due sacco a pelo capaci di riscaldare anche a -30 gradi. Nella camera si entra con degli stivali, da lasciare immediatamente al lato del letto, quando ci si corica.

ComeVestirsi

Raccomanda caldamente di dormire col cappellino la notte.

– Come ti diceva la vecchia megera quando eri piccolo! – Susanna scuote la testa: la mamma di Giulio non è mai stata troppo simpatica ai suoi occhi.

Avute tutte le informazioni, Giulio e Susanna vanno a dare un’occhiata alla camera. Lasciano le valigie al calduccio. In camera congelerebbero.

Tempo di entrare nell’hotel. Lo guardano da fuori. Il colpo d’occhio è impressionante. Un enorme igloo allungato. Entrano dall’ingresso principale, silenzio assoluto. Non un rumore. ECCIIIIIIIII!

VII

Avevo sempre sognato di essere una granita

Giulio e Susanna sono finalmente entrati in camera (una delle 30 camere dell’hotel). Nell’ultimo hotel in cui sono stati insieme, c’erano le chiavi elettroniche. Per loro era stata una botta tecnologica. Sì, non viaggiavano praticamente mai. Erano rimasti un po’ indietro. Stavolta non solo non è elettronica. Non c’è proprio una chiave. Ad esser precisi, non c’è nemmeno una porta. Una tenda al suo posto. E… ghiaccio.

Rimangono sbalorditi.

“Wow”, dicono. All’unisono. La prima volta su cui sono allineati su qualcosa dal lontano 2008: era giugno, il 4, tardo pomeriggio, avevano concordato sul fatto che il loro comune amico Ivano era un maledetto (“gli auguro il peggio”, aveva concluso Susanna).

“Wow”, una nuvoletta che esce dalla loro bocca.

Giulio fissa per un attimo Susanna: contro ogni aspettativa non sembra troppo infreddolita, anzi, per la primissima volta sembra un po’ eccitata all’idea di dormire là dentro.

Chissà cosa le abbia fatto cambiare idea?, si chiede. A quanto gli risulta, stavolta non ha parlato, solo pensato. Ma una risposta arriva lo stesso…

– Una volta tanto che posso dormire in santa pace senza tu che mi stia addosso…

– Ha detto Tove che possiamo unire i due sacchi a pelo e scaldarci coi nostro corpi.

– Non me ne frega niente di cosa dice Tove. Tu stai nel tuo sacco a pelo e io nel mio.

Una soffice luce tendente al giallo illumina l’ambiente. Tutto è di ghiaccio. Il letto è di ghiaccio. Sopra il letto, pelli di renna. Caminetto di ghiaccio con la legna che brucia. Il bagno, lo spogliatoio, la doccia, la sauna si trovano nell’edificio dove è allocata la reception. Lì dove hanno lasciato i bagagli, il laptop e il cellulare. Tove ha spiegato che è possibile portarsi il cellulare in camera per la notte, ma solo se lasciato dentro al sacco a pelo. Susanna però era stata inflessibile.

– Almeno non scrivi a Carla, bastardo – aveva detto Susanna.

Carla è una collega di Giulio. Con un sedere a suo modo poetico.

Il bastardo, ovviamente, è Giulio.

Tove l’aveva ripetuto due volte: “non lasciate il cellulare fuori dal sacco a pelo. Altrimenti al risveglio lo trovate morto”.

– Morto, troveranno te, la prossima volta che le scrivi!

VIII

Con o senza ghiaccio? 

“Ci andiamo a fare un bicchierino?”, dice Giulio. Giulio e Susanna se ne stanno seduti all’ice bar. Pareti in ghiaccio, bancone in ghiaccio, tutto in ghiaccio. A servirli c’è Tor Kyetil Wisløff.

– Thor? Ci mancava solo il biondino della Marvel!

– Wisløff… ma si chiamano tutti così da queste parti?

– Ci aggiunge del ghiaccio per favore? – chiede Susanna a Tor, sorprendentemente in inglese. Forse per rispetto verso il palestrato e martellante Thor Odinson.

– Nella vodka? – chiede Giulio.

– Ok. Ah – dice l’erede al trono di Asgard, meno sorprendentemente, in inglese – anche il bicchiere è fatto di ghiaccio.

I tre fanno due chiacchiere, tante risate e si danno tanti pugni nei reni: nello specifico Susanna, a Giulio. Tor pensa di non aver mai visto nella sua vita coppia peggiore e al tempo stesso migliore di quella. Forse per questo suggerisce di andare a vedere la cappella, pare sia bellissima e aggiunge un sacco di dettagli che a Susanna sfuggono.

– Che ha detto? Non ho capito praticamente niente!

– Niente di importante. Dice che la cappella è strabella – dice Giulio elusivo.

Poi cerca un modo geniale per far morire lì la discussione.

Infine cerca delle monete per la mancia. Fruga nella tasca del giacchetto termico. Ricorda solo adesso di aver posato un attimo le monete in camera. Sul ghiaccio. Mentre cercava i fazzoletti. E ricorda anche una delle raccomandazioni di Tove: “non lasciate oggetti metallici a contatto con il ghiaccio o si attaccheranno e servirà uno scalpello per recuperarli”.

Va beh, ci pensa Thor. Problemi col martello non ne ha.

I due strani innamorati girano per i 230mq il bar. Che in realtà, oltre ad essere un bar è anche un vero e proprio museo di sculture di ghiaccio. Tra cui troll. Sì, i troll. Il tema delle sculture di quest’anno sono le leggende e i miti del nord.

– Pare quel film… troll… Frodo… come si chiama? Il Signore degli Anelli?

– Anelli? Oddio mio!

– Che?

– No, niente.

IX

“Lo voglio…” (ma non prima del 2300 d.C.)

Dopo la tappa alcolica al bar, riscaldati da qualche bicchierino di vodka e di un ignoto liquore blu (1 lui, 7 lei, Susanna), e un giro tra i troll, Giulio la porta a vedere la cappella di ghiaccio. Appena entrati, vedono il bellissimo altare e la croce… tutto in ghiaccio, così come i vasi di fiori, le panche… tutto. Sulle panche distese pelli di renna.

– A che servono?

– A parte il freschino? Almeno, se ti siedi, non ti appiccichi alla panca.

– Meglio evitare…

– Sì, non vorrei essere preso a martellate sul sedere da Thor.

– Ma dimmi una cosa: che ha detto prima della cappella? Non ho capito veramente… ma ha parlato per un botto di tempo… avrà pur detto qualcosa…

Effettivamente aveva detto qualcosa: per la precisione, che lì ci si possa effettivamente sposare. E proprio in quel momento Giulio, preso dal panico, ha trovato “il modo più geniale per far morire lì la discussione”: quella pagliacciata di far scivolare i bicchieri come in quei film americani. Risultato: bicchieri caduti a terra. “No problem, it’s ice”, aveva rassicurato il figlio di Odino, pensando che quantomeno lei aveva bevuto bicchieri ed era un po’ brilla, ma che lui proprio non aveva attenuanti: strani forte gli italiani!.

Sempre meglio passar per pazzi che… sposarsi, aveva invece pensato Giulio.

X

Una strana luna di miele prematrimoniale 

– Ti va di fare un safari?

– Sì, dopo questo viaggio al freddo, il prossimo voglio ce ne andiamo in Africa! Niente storie. Stavolta riesci ad avvertirmi prima di prenotare, bastardo?

– No no…

– No, cosa??? Guarda che ti sgozzo.

– Intendevo il safari nella neve. Oggi!

– …

– Niente jeap. Motoslitta. Troppo freddo per il cavallo bianco, amore. Quello schiatta.

Davanti a loro: Hans Ulrik Wisløff (“quello del pulmino!”) e Jørgen Emaus Wisløff: “schiatta?”, chiede.

– Son fratelli?, chiede Susanna.

– Non so, ma son pazzi a dire che puoi guidare la motoslitta anche tu. Evidentemente non ti hanno mai vista parcheggiare a lisca di pesce alla Coop. Meglio se vieni in motoslitta con me.

Giulio non si era minimamente documentato prima di partire: gli era bastata la suddetta pagina di Wikipedia e dare un occhio a Google Immagini. Abbastanza per intuire che l’altopiano del Finnmark e i suoi canyon dovevano essere una location a dir poco incredibile.

Tempo ora di vedere coi propri occhi. Safari in motoslitta.

Partiti. Davanti a loro uno dei due Wisløff con la sua moto. Dietro a loro l’altro Wisløff su un’altra.

Dopo la cappella, sembrava di partire per una luna di miele. Giulio, appena partiti, si volta e vede tutto il personale che saluta. Mancano solo delle lattine vuote legate al retro della motoslitta… sembra il finale stucchevole di uno di quegli strastucchevoli film d’amore che guarda sempre lei.

Passano i chilometri. Passano i minuti. Lo spettacolo che vedono è sorprendente. Prima il fiume, poi il bosco, infine l’altopiano che si apre infinito e completamente bianco. All’improvviso Tor fa segno di fermare le motoslitte. Spengono i motori.

Improvvisamente magia.

Non un rumore.

Tutto bianco.

Silenzio.

Immobile.

Quella sensazione impagabile.

La pace.

Ecco il vero motivo per cui si viene quaggiù.

La pace.

Susanna si volta.

Per baciare Giulio.

Giulio starnutisce.

– Bravo, hai rovinato anche questo! – dice lei.

Gli tira un pugno in pieno sterno.

I due Wisløff se la ridono: italiani, che simpatici!

Due ore, tanti panorami, tanto ghiaccio e tanta neve dopo… sono di ritorno in hotel. Lei tutta intera. Lui con probabili microfratture alle costole.

– È stato bello, str***etto – dice Susanna.

– Ma tu non hai fame?, chiede Giulio. Con la vocina della lucertolina della pubblicità.

– Sì, cretino!

XI

E all’improvviso la tua vita non è più la stessa

Dopo tanto freddo, un po’ di meritato calduccio! Cena al ristorante, il migliore di Alta. Un ambiente circolare in legno dalla forma di una tenda sami con al centro una grande brace ed una enorme cappa.

Il ristorante è uno dei punti forti del Sorrisniva Igloo Hotel. Gli chef Stine Opgård (il creativo, “mica come la megera che cucina sì e no pasta in bianco quando andiamo a mangiare da lei”), Johnny Trasti e Lasse Ellingsen lavorano in base a stagionalità, cibo locale e non lesinano con le porzioni!

Arriva il salmone.

Lei lo assaggia.

– Impossibile! – dice.

Sconcerto.

Smarrimento.

Poi un’espressione beata.

– È più buono di quello di via Buozzi – dice.

– Buon appetito! – dice Giulio.

– Grazie, bastardo.

Giulio annota dentro di sé l’evento più unico che raro: “grazie”. Condito da un “bastardo”, ma pur sempre un grazie.

– Ah, amore, secondo te lo fanno sottovuoto da portare in Italia? – aggiunge lei.

XII

Mi fa male il crociato

Dopo una gran bella mangiata, tempo di sgranchirsi le gambe. Almeno così la mette giù Giulio a Susanna: “mi fa male il crociato a star seduto, andiamo a far due passi al fresco”.

Se ne escono al fresco (Susanna: “fresco, cacchio è un freddo atroce!”) e… eccola, l’aurora boreale!

Susanna è sbalordita: “mai visto niente di simile”.

Si volta verso di lui.

Stavolta lui non starnutisce.

Lei lo bacia, romantica.

Lui, le dice: “puzzi di pesce”. Ride.

Lei si inferocisce.

Lui le dice: “scherzo amore. Sei bellissima, vieni qui.”

Lei lo colpisce lo stesso con un calcio in uno stinco.

– Ho prenotato la jacuzzi esterna da dove guardare l’aurora… – dice lui.

– Non mi dici mai niente prima di prenotarlo, infame! – ride, lo colpisce forte con un pugno ai reni.

– Ahia!

Lo spettacolo che si godono dalla vasca è incredibile [clicca qui per vederlo anche tu] (lei sorridente, lui pieno di lividi)…

XIII

Buonanotte, amore mio

Tempo di andare a letto. Prendono i sacchi a pelo alla reception. Entrano in camera e si apprestano ad entrare nei sacchi, vestiti nella maniera meno sexy mai vista da quando stanno insieme. Giulio indossa i mutandoni di lana che gli ha dato la megera (“mettine due paia, e chiama tre volte al giorno. L’hai presa la tachipirina? E la carta d’identità? Il borsello?”, “sì, mamma! Mi son mai dimenticato qualcosa in vita mia??? Tu, piuttosto, hai spento i fornelli?”, “oh cacchio cacchio cacchio! Ti richiamo dopo!”).

Susanna sparisce subito nel suo sacco a pelo. Sorride.

Era partita odiando il mondo, il freddo, la Norvegia, gli igloo, soprattutto quel decerebrato scorbutico del suo fidanzato. Sta un po’ cambiando idea. Quantomeno sulla Norvegia e gli igloo.

Giulio la guarda. Pensa alla reazione che ebbe quella sera quando le ha spiegato dove la avrebbe portata.

Sorride anche Giulio.

– Buonanotte, amore mio – dice lei.

– Buonanotte, amore mio! – risponde lui.

La versione glaciale dei Sandra e Raimondo. Passano pochi minuti. Giulio dice: “non abbiamo mai fatto l’amore in un hotel di ghiaccio”.

– Dormi

– Potrei morire di freddo stanotte.

Susanna non pare troppo toccato dalla tragica evenienza e fa notare nell’ordine i pro di tal tragica evenienza:

  1. “nel letto starei più larga”,
  2. “non mi stresseresti l’anima ogni singolo giorno”,
  3. “e soprattutto… basta con le serate a guardare la Juve…”
  4. “…che poi la Juve è una squadra di m***a”, aggiunge.

XIV

Toh, sei viva e ben conservata

Suona la sveglia. Non è di ghiaccio. È quella dell’orologio da polso di Giulio. Susanna, accanto a lui, nell’altro sacco a pelo, dorme ancora alla grandissima. Russa anche un po’, come suo solito. In quel modo carino. Giulio la sveglia.

– Siamo sopravvissuti, sveglia!

– Ammazzati!, gli dice lei.

– Buongiorno anche a te, amoruccio mio dolce!

– Shhhhhhhhh

Sono non solo sopravvissuti ma non hanno avuto freddo. Nemmeno lei, incredibile! E ora…

Sauna?

– Èh?

– Dalle 7 la riscaldano ogni mattino.

– Dì la verità: hai visto che è inclusa nel prezzo del soggiorno, tirchio maledetto!

– Sì, amore. E anche perché è un caldo porco là.

– Se la metti così…

XV

La grande proposta, quando meno te lo aspetti

Dopo la sauna, tempo di far colazione. Al calduccio, una tazza fra le mani, scotta, fumante. Lui la guarda, gli occhi persi. Lei capisce subito che sta per dirle qualcosa di importante. Qualcosa che lei aspetta da una vita.

Sta per chiederle la mano?

Si metterà in ginocchio come nei film???

Oddio mio! Che faccio?

Lo sposo questo imbecille?

Che rispondo? Che dico?

Lo sapevo che non si sarebbe messo in ginocchio. Figurati!

Lui la guarda, si schiarisce la voce, il momento è solenne, è teso, si butta, o ora o mai più: “ho prenotato la prossima vacanza. Avevo dimenticato di dirtelo!”.

[FINE – Nuovo capitolo della storia coming soon]

Ti è piaciuta la storia di Giulio e Susanna? Diccelo con un commento!


Un grazie particolare

Dobbiamo ringraziare calorosamente Jan Roger, Silje, Tove, Hans Ulrik, Tor Kjetil, Jørgen Emaus, Robert, Stine, Johnny e Lasse (sì, l’intero personale di questo bellissimo hotel) che hanno reso possibile la stesura di questo articolo. Sono stati tutti incredibilmente disponibili, una cosa da non crederci… si sono anche prestati a diventare personaggi di una storia come questa.

Sì, esistono davvero… non sono personaggi inventati: qui due belle foto di Hans Ulrick (a sinistra) e Tor Kyetil (a destra). Sì, se ve lo state chiedendo (come nella storia fa Susanna), i due sono fratelli veramente.

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Sorrisniva Igloo Hotel

Info sull’hotel

  • Stelle: ★★★★
  • Indirizzo: Sorrisniva, 20 9518, Alta, Norvegia (eccolo su Maps)
  • Aeroporto: Alta
  • Servizio bus: collegamento (2 volte al giorno) tra il centro di Alta e l’hotel
  • Apertura: da dicembre ad aprile, poi l’hotel… si scioglie 🙂
  • Prezzi, ulteriori info e disponibilità: scheda su trivago

 


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Crediti fotografici
Foto di copertina: © altafoto.no
Altre foto dell’Igloo Hotel: © Sorrisniva losvar.no
Hotel de Glace: © XDachez.com